Non è tutta colpa dell’inquinamento
Durante questa estate molte volte è stato lanciato, più o meno consapevolmente, un grido di allarme per la cosiddetta moria della Chamelea gallina, meglio conosciuta come vongola di mare.
Perché? Ci si chiede, è tutta colpa dell’inquinamento? Di un errato sfruttamento delle risorse?
Esiste una
risposta non univoca sul problema dell’Adriatico, un mare innanzitutto
“delicato”, lo definiscono i ricercatori dell’ISPRA,
in cui il limitato
ricambio d'acqua permette alle sostanze
inquinanti una diminuita dispersione.
In realtà, spiegano i ricercatori, il fenomeno, come quello che ha colpito le vongole è periodico e frequente: “In questo caso, infatti - sottolinea Otello Giovanardi, esperto ricercatore ISPRA - l'ipotesi di un virus o di una patologia parassitaria in combinazione con contemporanei fenomeni ambientali come eventi anossici o ipossici (n.d.r.: fenomeni di carenza di ossigeno sul fondale costiero) è più accreditata rispetto a quella dell’inquinamento”. Si tratterebbe quindi di più fonti di stress nello stesso periodo e area.
La perdita di
prodotto denunciata questa estate dai pescatori, è dovuta, oltre che allo
sfruttamento della risorsa attraverso efficienti draghe idrauliche, anche al
fatto che il mare sta perdendo gran parte delle sostanze nutritive utili alla
produzione delle risorse rinnovabili.
Alcuni nutrienti come ad esempio i fosfati, che raggiungono il mare dai fiumi, in particolare dal Po - banditi dagli anni 80 dalla composizione dei detersivi domestici, poiché ritenuti responsabili di effetti negativi sulla flora e sulla fauna marina – possono certamente rappresentare l’innesco di fenomeni di fioriture algale e di successive anossie sul fondo con conseguenti morie di fauna, ma soltanto se presenti ad alte concentrazioni ed in particolari situazioni idrologiche costiere.
In realtà
fosfati e nitrati, se opportunamente dosati e distribuiti, sono addirittura
“fertilizzanti del mare”.
Dunque queste cause si uniscono al problema dell’inquinamento, di cui le foci del Po costituiscono un’area a rischio, poiché il fiume trasporta oltre ai fertilizzanti, anche idrocarburi, metalli pesanti ed altre sostanze nocive che vanno ad inserirsi nella catena alimentare.
Le sostanze inquinanti si depositano in gran parte sul fondo e durante alcuni tipi di pesca, come ad esempio quella a strascico sul fondale - (attrezzi tipici sono rappresentati dalle draghe dentate, dette “rapidi”, che entrano nel sedimento per alcuni centimetri o anche dalle stesse draghe idrauliche usate per la cattura delle vongole) - vengono riportate in sospensione, rimettendo così in circolo sia i nutrienti che gli inquinanti intrappolati sul fondo.