Presentato il Protocollo di Monitoraggio dell'Osservatorio su Eolico e Avifauna
La fame di energia che attanaglia il mondo moderno ci costringe a trovare formule sempre più avanzate ma attente anche al benessere dell’uomo e all’ambiente in cui vive. Produrre energia pulita è diventato un “must” per le nuove generazioni che sono chiamate ad affrontare nuove sfide in ordine a scelte che contemporaneamente salvaguardino la biodiversità presente nei diversi territori.
L’energia sprigionata dal vento può essere una valida alternativa, tra le altre fonti rinnovabili, in grado di raggiungere grandi traguardi in termini di sviluppo sostenibile e di protezione del clima. Grazie alla collaborazione tra Anev, Associazione Nazionale Energia del vento, Legambiente ed ISPRA, era nato l’anno scorso L’Osservatorio Nazionale su Eolico e Avifauna, con relativo comitato scientifico, proprio con l’obiettivo di rafforzare la tutela ambientale e sviluppare contemporaneamente l’eolico in tutte le aree compatibili.
Dopo una partenza non particolarmente entusiasmante l’eolico, in Italia, sembra aver preso definitivamente piede, anzi, negli ultimi mesi, è cresciuto in termini di produzione e di diffusione, tanto che, secondo i dati di Terna, ha fornito ad aprile il 6,4% della produzione elettrica complessiva italiana, con un record del 9% toccato nel dicembre 2011. “ 10 TWh di produzione di energia pulita e 7.250 i MW installati tra 16 regioni e 450 comuni, grandi parchi e impianti mini e micro”, questi i dati raccolti da Legambiente e resi noti durante il Convegno dell’Osservatorio Nazionale su Eolico e Avifauna che si è tenuto il 12 giugno presso la sede romana del GSE.
Puntare sull’eolico “ è nell’interesse dell’Italia
perché permette di ridurre le importazioni di fonti fossili e la produzione da
impianti inquinanti che sono, oltretutto, la ragione principale
degli aumenti in bolletta avvenuti negli ultimi 10 anni”, ha dichiarato
Edoardo Zanchini, vice presidente di Legambiente, che ha anche ricordato come
oggi “ un sistema energetico incentrato sulle fonti rinnovabili non sia più un
sogno ma uno scenario a portata di mano”.
Durante il Convegno è stato presentato il Protocollo di Monitoraggio dell’Avifauna e della Chirotterofauna, al quale ha collaborato anche l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA). L’obiettivo del Protocollo è quello di indicare una metodologia scientifica applicabile sia al monitoraggio degli eventuali impatti dell’eolico sull’avifauna sia alla realizzazione di interventi tesi a mitigare e/o compensare tali tipologie di impatto. Studi, ricerche e metodi di monitoraggio saranno messi a disposizione degli stakeholders per dare un’informazione sull'argomento sempre più approfondita e basata su fondamenti scientifici con le stesse metodologie di rilevamento.
“Vogliamo contribuire ad alzare il livello del confronto scientifico su questi temi ed il Protocollo è il primo risultato di questo lavoro su cui vogliamo aprire un dibattito con Regioni, studiosi, associazioni con un sito internet dedicato a pubblicazioni scientifiche sul tema ed approfondimenti sulle valutazioni dei risultati dei monitoraggi già effettuati e di interventi di mitigazione e compensazione degli impatti” ha spiegato Edoardo Zanchini, vice presidente di Legambiente, che ha anche ricordato come “ occorra evitare o limitare al minimo gli impatti nei confronti della biodiversità, studiando attentamente le diverse situazioni territoriali e le specie presenti”.
Nella stessa direzione le parole di Fernando Spina, dirigente di ricerca in ISPRA, per il quale “l’Italia è un ponte naturale per un gran numero di uccelli migratori che si spostano regolarmente tra Eurasia ed Africa e ciò rende il complesso del nostro Paese un’area di concentrazione di rotte di migrazione della massima rilevanza. Al tempo stesso l’Italia è, in ambito europeo, un Paese caratterizzato da altissimi livelli di biodiversità ed endemismi.” Per questo motivo, ha proseguito il ricercatore, “ grande è la responsabilità per l’attenta gestione di queste risorse ambientali, le quali appartengono alla comunità internazionale. Ai sensi delle norme vigenti, ISPRA ha compiti di ricerca e monitoraggio sulla biodiversità italiana, in base ai quali l’Istituto produce consulenza relativa a numerose categorie di attività antropiche le quali possono avere ricadute sulla biodiversità stessa. Il saggio utilizzo dell’energia eolica parte dalla necessaria verifica che un possibile nuovo impianto non vada ad impattare negativamente sulla biodiversità. Il Protocollo di Monitoraggio dell’Avifauna e della Chirotterofauna” ha concluso Spina nel suo intervento,”costituisce una proposta per un’efficace valutazione del possibile impatto degli impianti eolici sulla biodiversità. ISPRA è interessata a contribuire agli ulteriori sviluppi delle attività che faranno seguito all’applicazione di tale protocollo anche attraverso le proprie specifiche e complementari professionalità riguardo il monitoraggio ambientale.
13 giugno 2012 Mila Verboschi