Dal settimo Congresso EUROGEO
Tutte le volte che si verifica, in Italia, un evento catastrofico, ci impegniamo ad adottare mezzi e strumenti idonei per limitare i danni e poi ricostruire. Non si è ancora spento il cordoglio per i tanti morti del terremoto dell’Aquila di tre anni fa, quando da circa un mese stiamo assistendo ad un altro dramma analogo, quello dell’Emilia. Lì il fenomeno è ancora in evoluzione e purtroppo gli strumenti permettono solo di rilevare l’andamento delle scosse e la loro magnitudo ma non di prevedere dove e come si possano verificare. Altri drammi, in Italia, si sono consumati per smottamenti e frane, tutti eventi che hanno messo in luce la grande fragilità geologica del nostro Paese.
Si poteva fare di più? Forse. Se avessimo avuto tutti gli strumenti idonei alla prevenzione. Uno di questi è rappresentato dalla Carta Geologica nazionale. Questa mappatura esiste ed è l’unica cartografia geologica ufficiale dello Stato Italiano, quella realizzata dal Dipartimento Difesa del Suolo/Servizio Geologico d’Italia dell’ISPRA in collaborazione con le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano e con i vari Dipartimenti di Scienza della Terra e istituti di ricerca. Purtroppo è solo parziale, copre infatti, con i suoi 225 fogli, soltanto il 40-45% del nostro territorio, mentre il restante 60% resta scoperto da questo strumento diventato sempre più fondamentale per prevenire i rischi idrogeologici, contribuire alla redazione di una mappatura del rischio sismico, come anche per tutelare le risorse della terra, difenderle e farne una leva di sviluppo ecocompatibile.
L’allarme è stato lanciato dall’ ISPRA e dal Consiglio nazionale dei geologi, in una conferenza stampa in Regione, in occasione del settimo congresso Eurogeo tenutosi ieri a Bologna.
E’ toccato al Presidente dell’ISPRA, Bernardo De Bernardinis, ripercorrere l’iter storico della Carta Geologica. Fu il Ministro Quintino Sella nel 1867 a chiederne la realizzazione con un prima stesura in scala 1:100 mila, dopodiché si è dovuto attendere oltre un secolo prima di ottenere una seconda carta in scala 1:50mila. Dalla fine degli anni Ottanta ad oggi il progetto di mappatura geologica del Paese ha ottenuto circa 81 milioni di finanziamento dallo Stato e 100 milioni di cofinanziamento delle Regioni che ne hanno permesso un completamento parziale, pari a poco più del 40%, e come ha aggiunto De Bernardinis “ ottenuto con uno sforzo titanico sul territorio grazie all’enorme capacità dei geologi di mettersi gli scarponi e capire la situazione contingente”.
Per completare il progetto mancano 375 fogli e per disegnarli “ prima di tutto ci vogliono i finanziamenti adeguati, circa 200-250 milioni- ha stimato il Presidente dell’ISPRA.
Tutt’altra cosa succede negli altri Paesi europei dove, per esempio in Inghilterra la spesa annua per gli studi geologici è di 65 milioni a fronte di quella italiana degli ultimi 10 anni dove per le scienze della terra si è speso 30 milioni l’anno, con finanziamenti che oggi sono crollati per oltre il 60%. La Finlandia, che ha un rischio geologico molto inferiore al nostro, spende 43 volte quello che spende l’Italia per ricerche e studi attinenti, mentre la Germania ha appena fondato una nuova agenzia federale che si occupa di queste tematiche, volte alla sicurezza e allo sviluppo sostenibile del Paese.
Insomma l’appello del Presidente dell’ISPRA, insieme a quello dei Geologi italiani, è quello di non sottovalutare le grandi potenzialità e prospettive future che offre la Carta Geologica nazionale, soprattutto in vista di una sua possibile fruizione in un momento in cui si parla di sviluppo verde e green economy. L’appello è anche quello di voler prendere atto che la conoscenza è indispensabile per prevenire, mettere in sicurezza e ridurre eventuali e precarie conseguenze. La Cartografia Geologica rappresenta tutto questo perché consente una razionale pianificazione e programmazione degli interventi necessari sul territorio per la sua tutela e la sua corretta infrastrutturazione, ancor di più se condivisa anche in un contesto europeo. Non più emergenze cui mettere riparo di volta in volta ma una sistematica e strutturale riqualificazione che permetterà, comunque, di rientrare delle spese sostenute.
15 giugno 2012 Mila Verboschi